Lo Schiaccianoci e il Natale in America

nutcrackerChristmas e Nutcracker sono un binomio inseparabile quando si parla di America; balocchi, pupazzi, canzoni, spettacoli dedicati al balletto di Tchaikovsky sono ovunque nel periodo natalizio.

La prospettiva di andare a vedere la rappresentazione della celebre opera eseguita da una scuola superiore di Harbor Spring – un paesino di poche anime nel nord del Michigan – con mia suocera e tre bambine sotto i cinque anni non era esaltante. Ma pena la scomunica, dovevo mostrare tutto l’entusiasmo possibile.

Nel viaggio d’andata le tre bambine si sono simultaneamente addormentate, svegliandosi nel parcheggio della scuola con uno spirito natalizio ai minimi storici.

Ma una volta entrate nell’auditorium – sorprendentemente capiente per essere una scuola qualsiasi nel culo del mondo – si sono rianimate e non appena le luci si sono spente ed è calato il sipario, sono diventate un tutt’uno con le loro sedie.

Insieme alla loro irritabilità se ne è  andato anche il mio scetticismo.

Non c’era nulla di rudimentale nei costumi portati in scena, nelle coreografie messe in atto con la serietà di ballerini professionisti; il risultato finale un prodotto notevole ed emozionante.

Le bambine erano estasiate dal tutù della principessa delle nevi, sognanti nell’ammirare il walzer tra Clara e il principe, rapite dalle ballerine sulle punte.

L’importanza che il mondo dell’istruzione in America dà alle arti (in particolare musica e danza) è incomparabile con il livello italiano.

E’ grazie all’ora settimanale di educazione musicale alle medie che ho potuto imparare a suonare al flauto la musichetta della pubblicità della Barilla mentre i balletti coreografati ce li insegnava l’insegnante di ginnastica delle superiori. Certo nessuna di queste forme artistiche mi avrebbe permesso di passare la selezione per Saranno Famosi.

La perfomance sul palcoscenico era in sé così fluida, organica e invitante che le bambine, per un’ora, non si sono mosse dal loro posto.

Cosa sognavano nei minuti del loro assolo, le ballerine di quindici anni, col cucù tiratissimo e il trucco pesante, piegate dallo sforzo di un arabesque, mentre sorridevano ad una platea di famigliari e amici?

Speravano forse di poter entrare nella School of American Ballet?

Come diventeranno queste piccole regine di una sera fra vent’anni?

Siederanno sovrappeso sul divano di casa a mangiare Fritos bevendo DietCoke aspettando l’inizio di nuovo talent show?

Ma questo, in fondo, non importa.

Sebbene il il loro destino potrà non essere così incantato come quello della giovane Clara de Lo Schiaccianoci, resterà pur sempre loro – indelebile come i vividi frammenti di un passato esaltante – il ricordo agrodolce di un lontano pomeriggio di dicembre.

Quando intorno alla fine dello spettacolo mi sono voltata per la prima volta verso la platea gremita, ho visto genitori, nonni, parenti che guardavano ipnotizzati ed emozionati chi un figlio, un vicino o un amico.

Sembrava di essere dentro uno delle migliaia di film dove il papà e la mamma siedono al centro della sala per vedere il saggio finale dei propri figli,ma che si tratti di finzione o realtà, o che le due si fondano insieme sulle note di un ouverture: americans do it better.

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