Tradizioni culinarie americane: Jell-O salad

jello-salad

In dieci anni di frequentazioni americane ero sempre riuscita a sfuggire alla temibile bomba zuccherina del Jell-O, una gelatina colorata, che sporadicamente faceva la sua apparizione in feste e buffet.

Ma la vita è piena di prime volte, soprattutto prime volte alle quali è difficile rifiutarsi, soprattutto se arrivano dalle mani di tua suocera il giorno di Natale.

La tavola imbandita con candele e alberi di Natale era spettacolare; al centro c’era il re della serata, un tacchino di dieci chili – che probabilmente i miei suoceri finiranno di mangiare in primavera – e che per la prima volta ho apprezzato (ah! un’altra prima) senza fare la filippina in cucina due giorni prima.

Oltre al tacchino, il ripieno e il gravy – la salsa ottenuta dal grasso colato del tacchino, brodo e farina – c’erano molti altri piatti tipici della tradizione natalizia americana.

Purè e patate dolci americane insaporite con la cannella, cavoletti di bruxelles, salsa di mirtillo rosso (nota anche come cranberries sauce), funghi ripieni e quello che apparentemente è  un must su ogni tavola in America il giorno di Natale: Jell-O salad.

Il Jell-O ha una storia antica più di cento anni, e utilizzato dalle famiglie della classe operaia, come dolce della domenica. Per le famiglie benestanti, invece, troppo poco sofisticato per essere inserito nelle abitudini alimentari.

Nonostante la reputazione white-trash ed il notevole calo negli ultimi anni del consumo pro capite, il Jell-O continua ad essere servito sulla maggior parte delle tavole americane durante le feste comandate.

Le varianti possono essere molteplici e il libero spazio alla fantasia può creare ricette se non altro creative.

Per Natale, nella famiglia di mia suocera, ce n’erano sempre due versioni diverse, una verde e una rossa, in omaggio alla festività; mentre una volta fuori di casa, quando mia suocera era in preda ad un Jell-O mood, preparava per i ragazzi quello che chiamano Rainbow ribbon Jell-O, un dolce multi strato coi colori dell’arcobaleno che richiedeva un giorno di preparazione per ogni colore diverso (la gelatina impiega un po’ per solidificarsi).

La leggenda narra che il Jell-O abbia anche proprietà medicamentose.

Quando da bambino mio suocero si ammalava, la madre gli faceva mangiare una porzione di gelatina colorata, e pare che il malato guarisse di lì a poco.

La versione in tavola ieri sera, il mio primo tuffo nel denso mare gelatinoso, era quella chiamata Jell-O salad. Mischiata alla gelatina verde, c’era ananas, sedano, noci, fiocchi di latte, panna acida e mayonese. Praticamente con una sola fetta si può sfamare il Burkina Faso.

E fu così che assaggiai, per la prima volta in vita mia, la tradizionale Jell-O salad.

E anche l’ultima.

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2 pensieri su “Tradizioni culinarie americane: Jell-O salad

  1. […Quando da bambino mio suocero si ammalava, la madre gli faceva mangiare una porzione di gelatina colorata, e pare che il malato guarisse di lì a poco….]

    Ora ho capito! Nei film americani quando qualcuno è in ospedale si vede sempre sul vassoio del pranzo una di queste famigerate gelatine colorate…fanno un po’ senso, ma mi attira l’idea di provarle…che dici sono un po’ masochista?

    Auguri di Buone Feste! (Niente gelatine a capodanno, vero?)

    • Non ho parole…abbiamo importato pure la gelatina?! Lo dirò a mio suocero sicuramente!
      Diciamo che la gelatina in sé non sarebbe male – credo- ma associata a gusti come la maionese (che per me, deve morire con pane e mortazza!) crea un abbinamento direi bizzarro. E che credo non riproverò!
      Buon anno anche a te!
      erica

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