Quando è troppo è troppo

obeso

Io sono una che se le dicono “la carne rossa fa male” , sente la voglia di mangiarsi una fetta di salame.

Se le dicono “il vino fa alzare la glicemia”, si versa subito un bicchiere di Lambrusco.

Se le dicono che “fare movimento tutti i giorni allunga la vita”, sprofonda tra le pieghe del divano subito dopo i pasti.

Sono sospettosa di natura – mia madre sostiene che è una caratteristica di famiglia, la storia racconta che mio nonno avesse “il culo pelato come le scimmie” – e contraria alle mode del momento, tendenze, panacee moderne che anche il vicino di casa riesce a sciorinare.

Ma questo Natale l’ho fatta grossa…

In America per le feste natalizie, mi sono sfondata di cibo preparato dalle mani amorevoli di mia suocera e si sa, la carne è debole. Ad ogni angolo della grande casa, c’era una tentazione che mi chiamava per nome.

E-ri-ca“, sussurrava un biscottino al burro con glassa colorata. “E-ri-ca“, ammiccava un barattolo maxi di noccioline di fianco a un altro di chips. “E-ri-ca“, punzecchiavano le torte fatte in casa dentro il frigorifero.

Se poi aggiungiamo il pranzo di Natale con tacchino e salsa di grasso di tacchino colato – conosciuta anche come gravy – e la nota Jell-O salad, beh, ci sta che ad un certo punto il mio corpo abbia cominciato a dire “basta”.

A una settimana dalla rientro in Italia, il mio fisico ha tentato di riportarmi all’ordine, nell’unico modo che conosce e cioè attraverso la manifestazione di un sintomo, nella fattispecie una serie di sgradevoli – e aggiungerei poco vacanziere – extrasistole.

Sfido a trovare un ipocondriaco che non abbia mai avuto un extrasistole o disturbi legati al cuore come la tachicardia, ma io, sarà stata la vacanza o che ormai ero nella modalità ruspa da tavola (o forse l’ultima psicanalista ha fatto davvero un ottimo lavoro) non ci ho fatto una malattia.

E ho finito in gloria, il giorno della partenza, con hamburger e patatine fritte consumati alle undici e mezza del mattino (prima di salire sulla macchina e fare sei ore di viaggio fino all’aereoporto) e poi, una volta sull’aereo, ho ripulito i vassoi delle mie figlie col menù bambini a base di pollo fritto.

Come risultato dell’ultima maialata, durante il volo notturno, le mie extrasistole non mi hanno dato tregua – una serie ininterrotta di turbolenze non hanno aiutato – e il mattino dopo, arrivata dai miei, ero uno straccio.

Intervistando persone nei mesi scorsi che seguono una dieta fruttariana o crudista, avevo scoperto cose interessanti, sulle quali tuttavia non avevo riflettuto profondamente. Molti di loro mi avevano raccontato che con l’eliminazione di carne, cibi cotti, derivati animali e di conseguenza mangiando meno, erano scomparsi naturalmente alcuni disturbi fisici di cui soffrivano da anni legati alla digestione, alla pelle o al cuore.

Sapevo che non sarei mai stata virtuosa al punto da eliminare tutto in una volta, ma ero altrettanto certa che dovevo far qualcosa per risollevare il mio fisico martoriato dalla dieta americana.

Una volta a casa ho cominciato a seguito una dieta ipocalorica a base di cereali al mattino, pollo o pesce e verdure a pranzo, mentre a cena brodo, frutta e frutta-ortaggio.

“Sacrilegio!” avrebbero comunque rimbrottato i miei intervistati fruttariani, ma era comunque un passo enorme sulla strada della disintossicaizione.

Non ho ancora un riscontro dalla bilancia, anche perché, come tutte le donne che straviziano sanno, non mi sono pesata subito dopo l’arrivo (a quel punto avrei dovuto farmi rinchiudere in una botola per due settimane a pane e acqua), ma un dato importantissimo è emerso immediatamente dopo tre giorni di cura.

Le extrasistole erano scomparse!

A distanza di due settimane sono di nuovo me stessa e padrona del mio fisico  che tuttavia è possibile – tempo il prossimo viaggio – possa tornare a ribellarsi, poiché sono esperta trasformatrice di piaceri in vizi.

Ma per i miracoli, mi devo ancora attrezzare.

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