Dove non possono arrivare gli smartphones

compassione

L’uomo moderno non ha quasi più tabù.

Studentesse dinoccolate posano davanti ad una webcam mostrando la loro mercanzia per comprarsi una ricarica telefonica o una serata in discoteca.

Attraverso sms o chat, la pecora trova il coraggio di un leone; si può vedersi, postarsi, fotografarsi, sfidare il buon senso, disobbedire a mamma e papà.

La soglia dell’indecenza e quella dell’ indignazione si è spostata di diversi paletti più in là.

Quando negli anni ’80, durante un festival di Sanremo, Patsi Kensit fece strategicamente scivolare lo spallino mostrando una tettina taglia prima, gli italiani ne parlarono per anni. Accendendo ora la tv, c’è ben poco che non si possa osservare del corpo di una donna, che gli utenti – avvezzi a questo, e molto più – guardano con consumato disinteresse.

Qualche decennio fa, la società non parlava quasi per niente di sesso, poi sono arrivate le prime puntate di Loveline – dove si affrontavano discussioni su penetrazione, orgasmi e preliminari con un rigore quasi matematico. Ora invece, si può perfino sbirciare nella camera da letto di coppie in difficoltà che si avvalgono in trasmissione dei consigli di un ‘esperto’.

Di che sbarlordisi poi, sul primo grande fratello già si vedeva quello che accadeva sotto le coperte.

Le parolacce sono vocabolario quotidiano sulla bocca di maschi e fammine, sdoganate negli ultimi anni anche in televisione, e un bel “cazzo” in prima serata non fa ormai né caldo né freddo.

Nonostante l’apparente e sintetica dinibizione, c’è ancora una sfera dove trincerarsi dietro un messaggio di testo non è ancora pubblicamente consentito: guardare in faccia l’altrui dolore.

Un uomo che soffre per una perdita, ha la potente capacità di piegare ogni barriera precostituita, così che davanti alla vastità di quel dolore, il disagio che si prova ne esce acuito dall’impossibilità di utilizzare quei famigliari strumenti di comunicazione. Le dimensioni virtuali del telefono o del computer non possano venire in aiuto, agendo da filtro, bisogna usare mani, braccia e parole.

Ci si ritrova in una nudità emotiva.

E chi è più avvezzo nel governare i propri sentimenti, senza vergogna alcuna di manifestarli, non avverte alcun imbarazzo.

Gli altri, rimangono in disparte, non meno compassionevoli, solo incapaci di tradurre in gesti ciò che il cuore comunica.

Tecnologia, emancipazione, progresso, ci hanno regalato il potere della libertà, ma su come affrontare i grandi sentimenti dell’essere umano, sono ancora lontani.

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