Le conseguenze di un’allerta neve inutile

neve

 

In questo momento schiamazzano come due scimmie urlatrici e con sguardi assatanati si tirano i capelli con conseguente pianto isterico.

Ma le montagne russe di questa giornata interminabile sono cominciate molto prima.

Verso le nove e mezza la grande inscena un’interpretazione da Oscar, fin meglio della Loren ne “La Ciociara” su un presunto mal di pancia.

“Mamma, ho mal di pancia. Ahi-ahi-ahi. Mi fa male. Ahi-ahi-ahi“. Espressione sofferente e tirata, si mette sul letto tenendosi il ventre.

E’ così brava che ipotizzo perfino un attacco di appendicite (che importa se al momento non ricordi se sta a destra o a sinistra).

“Adesso ti faccio un massaggio”.

“Quello che mi farebbe bene è un cartone, mamma”.

“Mhm. Ah sì?”.

Per venti minuti, in versione serva, la massaggio con gesti circolari il pancino (è risoluta nell’indicarmi il tipo di movimento che le aggrada di più) mentre la piccola mi afferra con mosse da wrestler tentando di strozzarmi sortendo un effetto soffocamento.

Qualche ora dopo bisogna ridare una parvenza di normalità ai trenta metri quadri in cui da mesi viviamo e liberarli da scarpette di Barbie, pezzi di Lego, penne e libri. Strillo isterica che bisogna mettere a posto, precisando che “qui non c’è la cameriera e io non sono la schiava di nessuno”.

Alla grande è assegnata la pulizia dei Lego, e nel farlo – svogliata e contestatrice come al solito – smantella per errore la casetta fatta dal padre qualche ora prima. Incapace di ricomporla nel suo antico splendore, caccia un urlo dei suoi – regalo genetico di parte materna – e lancia il blocco informe a qualche metro.

Presa da un attacco di occlusione della carotide, scatto alla Bolt verso di lei e finisco di spezzettare, separando, i rimanenti pezzi dell’abitazione, uno dopo l’altro con un piacere difficile da descrivere.

Il pianto non si fa attendere, di quelli con lunghe pause e grandi lacrimoni che scendono a comando.

“Poverino. Poverino.”

“Chi?”

“Il papà. Era la sua casetta….”

Mi lancio in una filippica sul significato di povertà e sui bambini che non possono mangiare, quellisìchesonopoveri, e questo rigurgito di banalità dall’aria evangelica, provoca l’effetto desiderato.

La piccola, per la terza volta consecutiva in due giorni (la finta emergenza neve deve averle stimolato la vescica, è evidente) fa la pipì per terra, sporcando il terzo paio di pantaloni che con questo bel tempo asciutto probabilmente asciugheranno non prima del quindici marzo.

Se vivessimo in un comune capace di organizzarsi, oggi sarebbe andata diversamente, ma siccome l’allerta neve in un paese di mare è come dire allerta tsunami alle Hawaii, ieri e oggi – benché sulle strade non ci sia neve e oggi il sole sia spuntato diverse volte – le scuole sono rimaste chiuse.

Vivessimo nel nord Europa, saremmo stati a casa fino a Pasqua.

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4 pensieri su “Le conseguenze di un’allerta neve inutile

  1. ah…ti capisco bene…anche da noi, che viviamo sul mare, è la stessa cosa….ma è prerogativa dei paesi di mare??

    • mah, chi lo sa…oggi poi c’era pure il sole quindi il contrasto strideva ulteriormente…la mia giornata non è ancora finita, una voce dalla cameretta grida: “mammaaaaaaa”
      aiuto!!!
      ciao

  2. è troppo divertente leggerti. come capisco e condivido. mamma, giornalista free lance, casalinga, tutto in una insomma. e che fatica. ciao, luisa

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