Trasloco fantozziano

trasloco

Dicono che traslocare abbia lo stesso effetto psicologico di un lutto.

Se è così, nell’ultimo anno e mezzo sono morta e risorta due volte.

Alla fine del precedente trasloco transappenninico avevo giurato categorica: “La prossima volta mi affiderò a un’impresa di traslochi”.

Ma si sa che le dichiarazioni a caldo non rimangono a lungo impresse nella mente di che le fa.

E anche questa volta stiamo facendo per conto nostro; anzi, stavolta non ci sono più manco gli amici a dare una mano nello spostare pezzi di arredamento o scatoloni Banana Chiquita.

Mica puoi chiedere ogni anno ai tuoi amici di aiutarti a traslocare…

L’aggravante di questo giro è che c’è stata in ballo pure una ristrutturazione dai contorni fantascientifici con colpi di scena alla ‘Armageddon’ o ‘2012’, di quelli che al mattino presto il muratore che dorme nella casa ti telefona e ti dice:

“Guarda che piove dentro casa.”

“Ma dove, dalla finestra?”

“No, no. Che finestra. Dalla montagna, direttamente sul tuo salotto”.

E speri tanto che il muratore napoletano si trasformi in Bruce Willis o al massimo in Vin Diesel, ma niente da fare.

Quando fai un trasloco puoi mandare affanculo tutte le regole del buon genitore. Mentre la grande è all’asilo, la piccola – che oramai fa le veci del direttore lavori – arriva in cantiere e adagiata in un angolino polveroso davanti a un computer appoggiato alla meglio su un secchio, viene lasciata per ore al suo destino.

Quando poi esce da scuola anche l’altra, vengono entrambe posizionate su una brandina da campeggio, in compagnia di mamma Cenerentola e di una bella confezione di Pan di Stelle. Finché – grazie al distratto papà che crede di avere due teenagers con un alto grado di discernimento alimentare – la confezione viene finita e le bambine saltano la cena poiché sazie di biscottini al cioccolato.

Dopo il turno in catena di montaggio a spostare scatoloni di libri (il conto arriva a 42) che richiederanno l’acquisto di un altro pezzo di libreria Billy firmata Ikea, le bambine stordite dai cartoni e i genitori storiditi dallo sforzo, si siederanno davanti a un genuino piatto di spinacine Aia, un’invitante scatoletta di tonno o gusteranno un sano piatto di pasta condita con sugo pronto Barilla.

Roba che alla grande, durante il pranzo all’asilo, pare di mangiare in un ristorante tre stelle Michelin.

Quando si ristruttura casa non si pensa chiaramente.

Pensi che una stanza colorata sia il massimo del cool (un po’ come il salotto viola di Friends) e finisci col comprare un verde mela (o pisello a seconda dei pareri) per la parete di camera tua e ti ritrovi a bestemmiare tutti i santi in paradiso mentre dopo la quarta mano di bianco ne hai finalmente cancellato l’ultima traccia.

Quando fai trasloco speri sempre che nel nuovo habitat ci saranno persone che nel vederti lancino petali di rose, ti omaggino con caldi sorrisi di benvenuto, offrano calici di Prosecco; e non il postino che ti fa la ramanzina perché non gli hai detto che ti saresti trasferito lì.

Dopo mesi e mesi di salute perfetta, arriva per tutti il momento di beccarsi un raffreddore. Quale momento migliore se non quello tra una pennellata di bianco e lo spostamento dei vestiti su e giù per 32 scalini? Tanto che al mattino di una notte insonne, invece che parlare ti esce solo un cattivissimo”arf-arf” e tuo marito è lì lì per chiamare il veterinario.

In definitiva però, tutto passa, questo è l’unico motto in cui veramente credo.

Resta solo da vedere se alla fine di tutto, dimostrerò dieci anni in più di quando ho cominciato.

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3 pensieri su “Trasloco fantozziano

  1. pensa..anche noi dobbiamo traslocare, però al piano di sotto e già mi sento male!

  2. è terribile il vostro momento..ma mi hai fatto molto ridere

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