La virilità del fare

marlon brando

Quando li incontri per strada, li riconosci perché prima di loro sopraggiunge la scia di un profumo o dopobarba costoso, generosamente cosparso sui loro corpi, di una marca pubblicizzata da qualche splendido modello gay.

Sono quelli che quando arriva la bella stagione passeggiano per la città con la camicia perfetta e pulitissima (sicuramente stirata da mammà) e sbottonata quel tanto che basta per far vedere un petto muscoloso e depilatissimo.

Se li prendete per mano, vedrete che sono fresche di manicure mentre la pelle del viso resta morbida e tirata come il culetto di un bambino. Le sopracciglia sfoltite disegnano un arco perfetto grazie al tocco esperto dell’estetista di fiducia.

Hanno fisici atletici e se la cavano bene in quasi tutti gli sport – unico baluardo rimasto di una mascolinità scomparsa nelle pagine dei magazine fashion –  ma di certo primeggiano nel calcetto del giovedì sera o nel calcio-tennis sulle spiagge della Versilia o di Milano Marittima.

Sono i nuovi bellimbusti, gli uomini che dovrebbero incarnare i canoni della bellezza italica.

Molti di loro sono capaci di fare poco o niente con le mani, quando non si tratta di sfogliare compulsivamente lo smart-phone o sistemarsi la fulva chioma.

Negli ultimi mesi sono stata spesso a contatto con artigiani e lavoratori che al contrario, nel loro lavoro, devono necessariamente usare corpo e mani. Sebbene nel mio caso, sfortunatamente, non si trattasse di adoni, vederli lavorare dosando forza e precisione, è stato in qualche modo illuminante.

L’uomo di cinquant’anni fa non frequentava assiduamente le palestre e non era ossessionato dal fisico scolpito, i muscoli che s’intravedevano dalle maglie erano il risultato di uno stile di vita operoso e dinamico.

Una virilità che nasce dallo sforzo fisico del fare è molto più sensuale dei muscoli costruiti “artificialmente” messi poi nelle mani di chi a fatica sa tenere in mano un martello, segare un asse di legno o trasportare materiali pesanti.

Secondariamente, riusciare ad eseguire con successo un lavoro prettamente manuale, non dispensa dal dover applicare una certa quantità di inventiva e di ingegno, tanto che l’applicazione dell’intelligenza non è ad uso e consumo esclusivo degli sdegnosi lavoratori da ufficio.

Riuscire a trovare soluzioni durature nel ristrutturare una casa, rendere esteticamente migliori dei pavimenti, sposare l’idraulica e l’ingegneria presuppone un’ampiezza di veduta, nonché velocità decisionale, quella che spesso manca nella mente di chi sfoggia una laurea o un master.

Dopo di che, a ciascuno il suo.

Posso soltano augurarmi che da qui a vent’anni le mie figlie non debbano più rischiare di accoppiarsi con qualcuno più pulito, più profumato e più depilato di loro.

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