Dove va a finire la passione?

cuore

 

Diventare vecchi, (invecchiare, diventare grandi o maturare) non piace a nessuno, giurerei che in fondo in fondo non piace nemmeno a quegli attempati orientali venrati dalla società, vedersi scivolare dietro le spalle gli anni migliori.

Non piacciono i segni del tempo scalfiti sul viso, né la forza fisica che lentamente si sfianca, il corpo che non reagisce come una volta. Ci si allarma per un fastidio o un malessere, gli uomini perdono i capelli e si imbolsiscono senza ritegno, le donne ingrassano e poi fanno diete drastiche assomigliando più a delle pere cotte che a piacenti signore in forma. Ci si rintana in casa volentieri, si viaggia meno perchè “ma chi ce lo fa di prendere un aereo con dei bambini piccoli”, ci si accultura dalle otto alle otto e mezza guardando il telegiornale e si perde di vista gli amici perché tanto “li chiamerò fra qualche giorno”.

Per me la parte più triste di invecchiare è quando vedo negli altri la perdita della passione; non tanto quella che ti fa frequentare un corso di decoupage al giovedì sera o continuare con la partitella a calcetto del sabato, ma quella più viscerale legata al sentimento, risucchiata in qualche posto remoto dalla bruttura della vita, dagli incessanti impegni giornalieri, nel walzer di gesti quotidiani, risultato di una meccanica senza nessuna spinta.

Una delle caratteristiche dei bambini (chi più e chi meno) almeno fino all’età prescolare, è quella di non avere ancora formato il filtro emotivo dei propri sentimenti; un bambino non sa cosa sia vergognarsi di esprimere la rabbia o l’affetto, la delusione o la gioia più intensa.

Ed è per questo che sono gli esseri più straordinari in natura, ma non per questo perfetti.

Quella creatura meravigliosa diventa poi uomo e inizia a censurare i propri sentimenti, mimetizzandoli – per ragioni sociali o culturali – con reazioni dosate e comunemente accettate dagli altri attori del grande teatro della vita.

Non vuol dire che non si provino più quegli stessi sentimenti che facevano spasimare da bambini, solo che negli anni si è affinata la tecnica di non farli emergere in pubblico, credendo erroneamente, che esternandoli si possa dar prova della propria debolezza.

Chi è ancora capace, nella propria maturità, di confessare senza fredde affettazioni quel che di più intimo cova nel proprio animo, viene spesso additato come infantile o impulsivo.

La storia della narrativa mondiale poggiava sul racconto dei sentimenti, delle passioni, degli amori che incendiavano gli spiriti e muovevano le masse, gli scrittori non prendevano la penna per correggere dopo quel che di troppo sentimentale avevano partorito, ed è grazie alla nuda descrizione dell’animo umano che hanno potuto creare un’arte che rimarrà eterna.

La vita è piuttosto ruvida già di suo, essere privati della libertà di essere – pena il disprezzo – la rende solamente più dura.

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