La fregatura del possesso

accumulare

Uno dei cliché o status symbol dell’italiano medio è quello di possedere una bella macchina e di cambiarla il più spesso possibile.

E’ una di quelle ancestrali smanie di possesso dell’uomo moderno, un po’ come i ragazzini nella prima pubertà quando fanno a gara a chi ce l’ha più lungo; è un modo efficace per rivendicare al branco là fuori la propria virilità. Come per le donne cambiare il cappotto ogni due anni, comprare ogni estate almeno due paia di sandali nuovi o cambiare borsa ogni stagione.

La macchina è per un uomo il giocattolo per eccellenza: sotto le case popolari dove vivevano i miei nonni, c’era un signore che ogni domenica apriva il garage in lamiera al lato della ferrovia, e puliva per tutta la mattinata la sua 127 grigio metallizzato.

Certo la macchina non è come un paio di scarpe e cambiarla più spesso di quanto non si possa, conduce a dover tagliare fondi destinati ad altro. 

Ricordo i miei genitori quando, con quel tono sommesso che ad una bambina di sei anni sa tanto di cospirazione, dicevano che i vicini preferivano comprarsi la Bmw nuova piuttosto che fare le ferie ad agosto. Sacrilegio!

Possedere cose materiali può essere uno splendido modo per trascorrere qualche ora in leggerezza dopo una mediocre giornata in uffico; ne sa qualcosa mia cognata – che mentre il suo matrimonio naufragava senza appello – lasciava ogni settimana una considerevole quantità di dollari, nei vari Macy’s o Target. Tanto c’era la carta di credito!

Scrivere sullo shopping ha anche garantito il vitalizio a più di un non indimenticabile scrittore.

Accumulare soldi, ed in senso lato quindi possederli, controlla la vita di quelle persone che vengono – per effetto di questo impulso – vissute a loro insaputa, incapaci di intravederne la loro schiavitù.

Tanto non potrà portarseli nella tomba“! additano piccati quelli che invece non ne hanno.

Ora che anche noi siamo diventati proprietari di un immobile, mi sono spesso chiesta se ne valesse realemente la pena o se non fosse invece garanzia di maggiore sanità mentale, continuare a pagare un affitto e non doversi curare di una serie inevitabile di grattacapi.

E’ indubbio che non avere più a che fare con locatori interessati più che altro alla pecunia e abbandonare una certa precarietà, regala una impagabile sensazione di piacere. 

Ma da quando siamo entrati nella nuova casa, la nostra vita si è in qualche modo fermata.

Dettagli e piccolezze che in una casa d’altri non avremmo mai sistemato e tanto meno notato, ritornano ogni mattina per perseguitarci; troppo presi a coprire fessure col silicone, stuccare buchi nel muro o farne altrettanti col trapano, poco manca che le ragazze – in competa autogestione – preparino loro la cena.

E sebbene per certi versi vedere crescere e migliorare nel tempo il proprio nido abbia di per sé un aspetto romantico ed appagante, temo che nulla valga la pena di smettere di vivere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...