Storielle genovesi

la lanterna

I genovesi non godono di una buona reputazione da parte dei propri corregionali anche se spesso, le cose peggiori sul loro conto, si sentono proprio da chi è nato e cresciuto a Zena.  Sembra quasi impossibile, alle volte, trovare qualcuno che ne parli bene, quasi quanto trovare a un raduno di Pontida qualcuno che parli bene dei romani o dei napoletani. Eppure, per quanto screditati siano i cittadini, difficile trovare qualcuno che non tessa le lodi della straordinaria bellezza di Genova.

Preparati con l’elemetto a scontrarci con musoni e taccagni, siamo arrivati nella città della Lanterna per perderci subito sulla sopraelevata Moro che ci risputa fuori dopo averci fatto fare gratis, il giro panoramico della città, all’incirca all’altezza del faro. Schiacciati in sei nella Multipla guardavamo scoraggiati la cartina e il labirintico centro storico – mentre la grande gridava “ho mal di panciaaaaa” per la ventesima volta – quando veniamo accostati da uno scooter che ci chiede se stiamo cercando l’Acquario.

“No. Palazzo Reale“.

Ci diamo un tono, facendo i turisti colti. Fregandosene del traffico ci dà ottime dritte sulla direzione e sopratutto dove parcheggiare.

Dopo aver camminato un paio d’ore, cercando di scovare tutte le osterie che conosco (chiuse di domenica), ci fermiamo in un anonimo bar dove confido di consumare wurstel e crauti ma finisco per mangiare un panino con tonno in scatola. Dopo il pasto frugale, porto le bambine su due giostrine a cinque metri dal bar e mentre aspetto che gli altri paghino il conto, la titolare della tabaccheria regala alle bambine due set da viaggio di matite per colorare. 

Arriviamo nell’appartamento super figo che ho ovviamento trovato io su internet e scopro che la proprietaria di questa torre mediovale (dalla quale ha ricavato quattro appartamenti stupendi) ci ha spostato nella mega suite Luna di Miele – al prezzo di una camera normale – con tanto di tappeti e pelle di leopardo e vista a 360° di Genova dall’ultimo piano. Sulla divagazione erotico-romantica c’è poco da sperare, visto che ci sono due furetti che saltano sul letto leopardato di fronte al nostro, ma l’aperitivo sui tetti illuminati dal sole primaverile non è affatto male.

Per tirare l’ora di cena, facciamo un giro verso Campo Pisano, una delle piazzette più caratteristiche di Genova e veniamo arpionati da un uomo sui cinquanta in All-stars bordeaux che insiste per raccontarci la storia di quella piazza; quando arriva il momento di scambiarci i cellulari (abbiamo scoperto di avere conoscenze in comune, incredibile ma vero)  il suo socio ci regala un intramezzo musicale con la chitarra in dialetto genovese. La surreale chiacchierata finisce che forse, in futuro, si lavorerà insieme e il bello è che non si è nemmeno toccato un goccio di vino!

Una vecchietta del quartiere ci racconta del suo diciottesimo cane, quello che sta leccando le mani della più piccola, e ci saluta con il suo trolley carico di spesa che trascina su e giù per un milione di scalini.

Il giorno dopo, prima di tornare a casa, faccio un salto dall’avvocato al quale devo il saldo di una pratica appena conclusa.

Esco, alleggerita di uno sconto inaspettato.

Saranno anche avari e selvatici ma sulla nostra strada, questo weekend, non se ne sono visti.

 

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