Commenti? Sì, ma non dimentichiamo la cortesia.

trip advisor

Prima o poi doveva capitare.

Dopo sei mesi di quasi-luna di miele coi lettori dell’Huffington Post, qualche giorno fa, in merito al mio ultimo post, ho ricevuto critiche non proprio edificanti.

Beh, c’è sempre una prima volta e se decidi di pubblicare le tue opinioni personali – che nessuno ti ha chiesto di fare – buttarle nel calderone di un blog o giornale  online, magari affrontando temi più o meno cari alla gente là fuori, qualcosa in ritorno ti devi aspettare.

Un eco, un richiamo, un complimento o un giudizio, magari non troppo garbato.

Ci vogliono spallle larghe e pelo sullo stomaco per sopravvivere alla pubblica gogna!

Il senso di malessere, dopo la doccia fredda, non accennava a passare…

“La mia carriera è finita per sempre! Il popolo del web mio odia”. L’ennesima giornata grigia e la pioggia battente non aiutavano a superare il quattro in condotta.

Dopo qualche ora di silenziosa autocommiserazione, ho pensato al “mal comune mezzo gaudio” , cercando –  e trovando – sconfinate praterie dove campeggiavano i commenti, a volte impietosi, agli altri scrittori.

Certe mazzate!

Lo sconforto aveva già smesso di tormentare il mio orgoglio ferito e sentendomi improvvisamente ancora in piedi sulla stessa barca, ho cominciato a riflettere sull’esistenza, di recente nascita, del filo diretto tra produttore e consumatore, siano i primi scrittori, ristoratori, albergatori o artisti vari.

Negli ultimi anni, con la sopraggiunta globalità informatica, la possibilità di commentare direttamente sugli articoli online, la nascita di siti specializzati nella stesura di pagelle sulle svariate attività, il giudizio della gente entra, a volte prepotentemente, dalla porta di casa.

L’opinione del pubblico/consumatore/lettore è da un lato fondamentale per effettuare la scelta migliore, e dall’altro per capire in che direzione sta andando il proprio lavoro, purgandosi a volte con dei doverosi bagni di umiltà.

Non sono sicura però che la riottosità e l’insulto dell’altrui operato siano davvero necessari.

Prendiamo TripAdvisor. E’ la bibbia delle recensioni, e nelle eccellenze così come per gli ultimi del carro,  è oltremodo attendibile; non si arriva alle prime posizioni (o nelle ultime) solamente per fortuna o iella.

Ma nel vasto scenario di chi si trova nel mezzo, a volte grazie a recensioni ottime o a causa di altre diametralmente e inspiegabilmente opposte –  si tende a dimenticare l’universo della gente che lavora, suda, sbarca il lunario e che merita, se non la lode, per lo meno il rispetto della forma.

Scrivere un commento crudele e fine a se stesso, come ne ho letti molti su siti come Tripadvisor o l’Huffington post, su qualcosa che si ha il diritto di non apprezzare, non ci rende necessariamente dei critici autorevoli ma solo più cafoni. 

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