Pro e contro di un cambio di vita

cambio vita

 

Ieri pomeriggio, smossi dalla noia di un pomeriggio senza impegni, abbiamo optato per una gita in famiglia fuori porta, a Monterosso.

Già in stazione un gran numero di viaggiatori palpitava in attesa del regionale che in quattro minuti li avrebbe scaricati nel primo (o ultimo a seconda della provenienza) paesino delle Cinque Terre.

La giornata aveva cambiato decisamente colore dal grigio mattino simil-autunnale, e usciti dalla stazione di Monterosso, un bel mare mosso, agitato dagli spruzzi alti sugli scogli e dai verdi riverberi dei monti a ridosso, riempiva di blu il nostro sguardo leggero di gitanti.

Intorno a noi una folla di turisti – tanti anglosassoni, ma anche asiatici ed europei – camminavano svelti con zaini in spalla o riposavano sulle panchine, stremati dalle camminate gustando un gelato o un cappuccino al bar.

Chi per qualche ora o chi per più giorni, stazionavano – per rubare un detto americano – nel nostro backyard. 

Ci vuole un po’ di tempo ad assimilare l’idea di vivere in un luogo dove persone dall’altra parte del mondo vengono in vacanza. 

Ma che si viva o meno in un posto turistico o affascinante, cambiare vita e ricominciare da zero – nonostante i prevedibili tornaconti e moti di invidia da parte del resto del mondo nel qual caso si finisca a vivere al mare – presenta sempre, e par fin troppo banale doverlo palesare, l’altro aspetto della medaglia.

Agli occhi della gente chi abita al mare passa il proprio tempo al mare, in bikini e Havaianas, con gli asciugamani nel bagagliaio della macchina, vivendo una vita da sogno, in stile Venice Beach.

In tanti, sospirando, mi hanno parlato di voler inseguire una scelta simile, cambiando scenario e lasciarsi alle spalle un’esistenza non troppo gratificante; tuttavia, ancora nessuno è riesciuto a compiere il proposito di cambiare vita.

Ieri sera, in qualche modo, ne ho intuito uno dei possibili motivi.

Venerdì sera, ore 19.30

Nessun programma per il fine settimana e nessun ospite in arrivo, abbiamo invitato a cena da noi una coppia di amici con figli nella classe di mia figlia.

Dopo mezz’ora arriva la loro risposta, non certo sbalorditiva: essendo sabato sera, avevano già preso un altro impegno!

E’ logico, la gente che da sempre vive nello stesso posto, al sabato sera “vede gente, fa cose, si muove”, e i foresti come noi, è più facile che rimangano a casa da soli.

Non è stato sempre così e non sarà sempre così, ma è altrettanto vero che per inserirsi in una realtà nuova – soprattutto nel nord Italia e in Liguria in particolare – occorre tempo, dedizione (chi ha già amici non sente il bisogno di farsene altri) e lungimiranza (chi sembra normale all’uscita dell’asilo, potrebbe non esserlo in territorio neutro!).

Questa sera, come quasi tutte le sere da quando siamo giunti dall’altra parte della Cisa, ceneremo in quattro, io e mio marito apriremo una bottiglia di vino bianco (per me) e rosso (per lui), metteremo a letto le bambine intorno alle nove, rincorreremo qualche sogno al computer e a letto leggeremo degli ottimi libri, avvolti dal silenzio della vallata.

Verso le dieci e mezza, daremo la buona notte alla gatta nera e la manderemo a dormire fuori.

Il programma non è affatto male, ma non per tutti.

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