Viaggio in Toscana

toscana

Si doveva andare in Toscana per lavoro, e visto che i nonni italiani erano in Sicilia e quelli americani in America, ci si è andati con tutta la famiglia.

Dopo due mesi di temperature al di sotto della media, il primo caldo è scoppiato all’incirca all’altezza di Sarzana, direzione Pisa, verso le dieci del mattino, esattamente quando eravamo schiacciati tra il Labrador di cinquanta chili (ah, non ve l’avevo detto che c’era pure lui?), le valigie e i pupazzi salva-vita.

Il “ho mal di pancia” durava all’incirca dal casello di Carrodano e continuava a scatti da un paio d’ore.

Il primo appuntamento – con un’azienda vinicola biodinamica – era per le undici.

Alle dieci e quaranta, in orario sulla tabella di marcia ma persi nella campagna toscana, tra Capraia e Limite, nel territorio del Chianti Montalbano, un rumore inconfondibile fende l’aria.

La colazione del mattino si riversa impietosamente nel sedile di dietro, ed è fin troppo ovvio che nel momento in cui devi fermare la macchina per tentare di limitare i danni ad uno, massimo due conati, sei su un punto dove fermarsi è impossibile. 

La bambina è da cambiare in toto, ed è ovvio che in macchina non si trovi neanche un fazzoletto di carta a pagarlo a peso d’oro.

Apro il bagagliaio e trovo un “arf arf” di eccitazione ed un cane ansimante che spera solo di poter scendere. No amico, tu non sei la priorità ora. 

A proposito, se pensate di fare il terzo figlio, prendete un cane – possibilmente anziano e molto viziato – e vedrete come vi trovate. Se vi piace il menage famigliare, siete pronti per il terzo erede.

La giornata si trascina in un delirio crescente, tra indicazioni approssimative e giri a vuoto tra gli olivi e i vigneti. Stupendi da osservare e contemplare, se non fosse per la truppa, quadrupede compreso, che muore di sete, o ha mal di pancia, o ha fame, o sonno, o caldo.

Nel tardo pomeriggio arriviamo in ostello, di quelli old-style, letti in ferro, armadi da caserma e pavimento in linoleum.

Ci avventiamo su un Chianti ricevuto in omaggio, caldo ma chissenefrega, le bambine si strafogano di patatine e ciliegie Coop, mentre il cane – ingestibile come sempre – ansima e annaspa, perduto come un bambino al primo giorno di nido.

Alle nove e mezza siamo a letto.

L’unica luce al neon della stanza tiene svegli tutti, tipo stanza delle torture.

“Cosa fate voi due adesso?” La grande vigila dall’alto del suo letto a castello, è stremata ma non molla, ha la possibilità di vedere di prima mano ciò che facciamo quando le mettiamo a letto. Povero amore, non sa che la realtà è banalmente monotona: niente!

Il giorno dopo è ancora on the road. Stessi protagonisti, stesso caldo.

Ah, ovviamente nell’ostello non ci sono asciugamani e noi non ne abbiamo portati quindi decidiamo all’unanimità di combattere il caldo senza lavarci, con ascella pezzata in un estasi di body odor tra il minestrone e il soffritto.

Tanto, si sopravvive a tutto!

Nell’azienda di Pienza che fa il pecorino, Rocco – che crede fermamente di essere Rocky Balboa – si azzuffa con un cane che è il doppio di lui, ed è solo grazie ad un intervento di fortuna che si evita il peggio.

In una nuova vita credo che comprerò un criceto siberiano o delle tartarughe d’acqua.

Alle tre del secondo giorno siamo di ritorno in ostello.

Il Chianti del giorno prima non è più così caldo e va giù che è un piacere.

Arzilli, riposati e orgogliosamente puzzolenti, si approccia San Gimignano per l’ultimo appuntamento in un’osteria tipica.

Sono le nove quando moderatamente fiduciosi ritorniamo al parcheggio. Oggi non è andata affatto male, tutto sommato e con un pizzico di fortuna potrei guardare una puntata della serie televisiva del momento. Libidine!

Uom Uom. Uom Uom.

E’ quello che mi risponde in ritorno la Multipla riguardo ai miei piani libidinosi.

Uom Uom. Uom Uom.

La batteria è andata a farsi fottere, e la ragione è che qualcuno – di sesso femminile sui trentasette anni – ha lasciato le chiavi dentro alla macchina. Accesa. 

“Doug, vai a vedere se trovi qualcuno con i cavi o un meccanico”.

La sera scende su San Gimignano e i colli circostanti dal rossastro si imbruniscono come la notte. 

Dopo un quarto d’ora, l’american si presenta in compagnia di un tizio che fuma e impreca in toscano. Non contro di noi, per carità no.

Contro l’umanità.

“Vedi, io non sono razzista. Il mondo si divide in due. Ci sono le merde e la gente di buon cuore”.

“Vaaaa beene”.

Mi mettono alla guida, mentre loro spingono, in un parcheggio piccolissimo pieno di stranieri.

L’idea è che una volta fuori dal parcheggio, la macchina si accenderà in discesa.

Il toscano non è contento della mia guida…

“Non è colpa tua” mi grida ” è che tu sei donna”.

Cioè mica posso mandare a cagare l’unico che mi può regalare una pronta salvezza, no?

In discesa, la macchina parte al primo colpo, con quello strattone che noi donne non comprendiamo al volo, ma dopo che il nostro uomo comincia a ingranare la terza, sappiamo che che è fatta.

Al mattino, l’idea di tornare non è mai sembrata così invitante. 

Peccato che è sabato mattina e il mondo, nel primo fine settimana d’estate, vuole andare in Versilia o in Riviera.

5 Km di coda, e poi altri tre.

Non è -olpa tua o tos-ana se sei un po-o maiala.

 

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