Godersi la vita, con la G maiuscola

villa la pietra

L’anno scorso ho insegnato italiano ad un gruppetto di svedesi, in una delle ville che guardano la baia di Levanto.

L’esperienza gli deve essere sembrata così bella (voglio dire, l’italiano era solo marginale, non sono così scema da pensare che siano tornati per me) che quest’anno mi hanno ricontattato per fare altre lezioni. 

Unica differenza: upgrading della sistemazione, quest’anno hanno la villa enorme che si trova sul mare.

Oggi li incontro per la nostra prima lezione. 

La casa è super e questo aiuta, sarà il mobilio in stile ottocentesco, le terrazze sul mare dalle quali si sente in lontananza il rumore della plebe ammassata sulla spiaggia di sotto, sarà la brezza che asciuga immediatamente il baffo imperlato con il quale mi sono presentata ai quattordici vacanzieri, ma si respira proprio l’atmosfera giusta. Dello svacco vacanziero, ma del tipo godurioso. 

Sono le dieci e tutti, in vari anfratti della casa, stanno sgranocchiando delle prelibatezze: panini caldi, olive marinate, nutella, pasticcini, c’è di tutto e c’è un’aria così libidinosa che mi viene voglia di chiedergli se l’ottava stanza da letto è libera che quasi quasi mi ci stringo.

Non sporco, non russo, che mi tengano con loro!

Si respira quella sensazione che il tempo non esista, nessuno ha un orologio, sono tutti così sereni con i loro libri o i-pads, accasciati nelle poltrone bianche, così alti, così lentigginosi, così Bjorn Borg.

Insomma, io nelle due ore che seguono, nonostante debba lavorare, ci sguazzo proprio in loro compagnia, e quando mezzogiorno suona, mi sento un po’ come Cenerentola che perde la Habaianas e torna a sdraiarsi nella spiaggia di sotto coi burini e i cafoni.

C’è qualcosa di rassicurante nel trovarsi con gente che sa godersi la vita e le vacanze (a contatto con turisti per lavoro, si rimarrebbe stupiti di quanti siano invece infelici in ferie) e non ha nulla a che fare con l’invidia (del tempo, dei soldi, della villa) ma anzi restituisce vagamente un po’ di speranza nel genere umano, in quanto tale.

E non credo che stare nella super villona sul mare abbia niente a che fare con l’avere la giusta attitudine. 

Altrimenti dovrebbero godersela tutti quelli che soggiornano al Ritz o che possiedono un panfilo o che non mangiano mai meno di tre stelle Michelin, mentre sappiamo tutti che non è così.

Godersi le vacanze per me è una questione di smollare tutte le proprie catene mentali, è vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo giorno di ferie prima di partire per soggiorno di dieci anni in Siberia, è pensare che non si potrà mai più tornare in quella spiaggia o città. 

Solo così si può stare da dio in una cabanas scassata sul golfo del Messico senza elettricità e in compagnia di scarafaggi giganti, tanto che se ti offrissero il Wiltshire di Beverly Hills gli sputeresti in faccia.

O sbarbarsi venti ore di pullman tra Buenos Aires e Iguazù mentre divori – gratis – i panini confezionati che ti passano gli stewerd e sentirti come sulla first class dell’Alitalia.

O ustionarsi il palato con un panino alla milza e formaggio, venduti nei pentoloni dagli ambulanti di Palermo e mormorare un gnam gnam soddisfatto (intanto se ne ordina un altro) come se si stessero mangiando ostriche e caviale.

Quanto si assapori la vita non deve essere solamente una questione di soldi, ma ha a che fare con quella fame di avventura che a venti, trenta, cinquanta anni, con o senza figli, guai se viene a mancare.

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Un pensiero su “Godersi la vita, con la G maiuscola

  1. E’ tutta lì l questione, nel pensiero positivo e nella curiosità e nell’entusiasmo con cui si affronta la vita.

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