Anteprima scolastica da brivido

mamma-arrabbiata

Sono le nove del mattino e ho appena accompagnato mia figlia al suo primo giorno di scuola materna dove ho ritrovato la calda atmosfera delle maestre d’asilo, riunite in gruppo in salone ad aspettare gli esordienti, timorosi e incerti. Con un’allegra musica in sottofondo e  i sorrisi delle bidelle – che dureranno almeno fino ai Morti poi non si sa – parcheggio la piccola in uno degli ultimi paradisi finanziati dal malconcio Stato Italiano.

E’ una mattina pigra. Il tempo è grigio e malgrado le solite previsioni che c’azzeccano come il Mago Otelma, ha ricominciato a piovere ed io sono sveglia dalle sei del mattino. Insonnolita mi dirigo dal fruttivendolo dove intravedo là dentro, qualcuno è decisamente più sveglio di me.

“Stamattina ho già preso due caffè e mi sono pure scordata la pillola della pressione”.

La donna sta in piedi e sbraita ad alta voce, palle degli occhi lievemente bovini è incendiata come pochi, sta parlando di “fatti gravissimi” successi a scuola tra genitori e dirigenza. 

Si dilunga in accuse da scoppio della carotide, è ferma con delle zucchine in mano e guarda seria seria l’amica, proprietaria del negozio.

E’ la situazione che io prediligo. Con poche idee per il blog me ne viene servita una su un piatto d’argento, in più origliare i fatti altrui è uno dei miei molti talenti, e stavolta non devo nemmno rischiare la paternale da mio marito al ristorante o fingere di giocare con le bimbe. Devo semplicemente scegliere mele e pere con molta, molta calma.

La donna si sta lamentando di qualche genitore che, in zona Cesarini, ha giocato sporco, andando dal Preside e facendo spostare il proprio figlio nella classe coi suoi amichetti.

Apriti o cielo!

La scarica di insulti e invettive è degna delle più bigotte beghine di perfieria, ma l’argomento si sposta poi sulla qualità dell’istruzione in generale. 

“Pensi che l’anno scorso non hanno fatto niente!”. Si inserisce una nonna ingioiellata appena entrata in negozio che sa già da che parte tira il vento.

“Vedrai, faranno due, tre anni a fare niente e poi la S. li distruggerà una volta che passano a lei”.

“Si figuri che la M. è andata in pensione l’anno della quinta (elementare, n.d.r.) mentre le altre due maestre ci sono andate l’anno dopo finendo il ciclo (scolastico, si suppone avessero già dato in altro senso, n.d.r.)”.

Parlando tra di loro si caricano come nitroglicerina, e ognuna ha una storia del terrore scolastico più eclatante dell’altra.

Ma il colpo di scena finale è appannaggio della signora che rischia il coccolone e che sta parlando ininterrottamente da quindici minuti.

“Se becco la R. le do un morso che le stacco la faccia”.

Non vedo l’ora, fra qualche ora, di ritrovare le coccole della scuola materna (anche se su certi regali di fine anno alle maestre ho assistito a vere guerre intestine) e prolungare il più possibile questo ultimo anno d’asilo.

Perchè dal prossimo anno, potrei trovarmi anch’io, stretta nella cerchia di fuoco delle mamme dagli occhi bovini. 

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