Tornare sui propri passi

danza classica

“Non rincorrerò mai mia figlia con una forchetta piena di pasta in giro per la casa!”, profetizzavo certissima delle mie convinzioni, prima di avere figli.

E con la prima ho potuto dare fiero seguito alle mie parole – non rendendomi subito conto che il merito non era per niente mio – ma è stato con l’arrivo del bulldozer numero due che ci siamo dovuti in parte ricredere e scoprirci, quasi come ladri, ad imboccare una bambina più cocciuta e risoluta di noi.

Si è così bravi nel commentare e giudicare la vita degli altri prima ancora di sperimentarla in prima persona! Si prova una tale sicurezza nel giudicare eventi a noi sconosciuti con la stessa autorevolezza di un giudice di Cassazione!

Se è per questo avevo anche spergiurato una quasi tolleranza zero nei confronti dei cartoni, per poi trovarmi non solo ad utilizzarli come metodo infallibile per tamponare la crisi di noia che sopraggiunge puntuale verso le cinque di pomeriggio, ma a scaricare gli storici cartoni anni ottanta divulgandone l’aspetto educativo di fronte alle mie figlie, in perfetto rimbambimento estatico.

Ero anche partita col biologico per poi finire con le spinacine surgelate, avevo schifato la montagna per poi tornarne entusiasta, ma soprattutto avevo rinnegato, quasi con un patto di sangue, il terrificante corso di danza classica.

L’immagine della bambina con body e tutù che scimmiotta le ballerine a colpi di grand jetè e demi-pliè, ai bordi di un’aula a specchi, mi faceva rabbrividire. “Mia figlia giammai !”

Io, figlia del corso di nuoto per curare la scoliosi e panchinara della squadra di pallavolo, maschio nato femmina e portato alla pubertà a suon di calcio e vestiti da Zorro e D’artagnan…

Come potevo cedere al tripudio del rosa candido e del portamento regale?

Ma la carne è debole e al primo segno di incitamento, sono crollata come quei blocchi di ghiaccio del Perito Moreno: tutto d’un colpo e con un tonfo assordante.

Così, la scorsa settimana ho varcato la soglia della scuola di danza.

Il primo minuto volevo fingere un attacco di diarrea o di panico, incolpare il marito influenzato o il fornello lasciato acceso, e quando mia figlia si è rifiutata di entrare nella sala (lo sapevo che qualche gene sarebbe entrato in rivolta) ho debolmente cercato di farle cambiare idea, giusto il minimo sindacale.

Ma il richiamo della musica e le risate delle altre bambine, ha minato anche la più diffidente delle allieve e mia figlia, guardandomi, mi ha detto: “Ora puoi andare fuori, me la sento di provare”.

Volendo, e ne sarei del tutto capace vista l’ostinazione marchio di famiglia, potrei ricominciare a cucinare tutto biologico, km0, biodinamico, biocostoso e mollare per sempre nel mare della perdizione i prodotti già confezionati che ogni tanto ci concediamo, nelle fasi di down fisiologico. 

Potrei anche dare un ultimatum alla piccola e al primo sgarro verrebbe privata del pasto di fronte, riuscirei perfino ad iscrivere mia figlia ad un corso di calcio femminile, di basket o di corsa campestre.

Ma credo che non lo farò, perchè rischierei di assomigliare un po’ troppo all’intransigenza anglosassone di mia suocera o alla cecità inconsapevole di mia madre, e nonostante sia io che mio marito siamo diventati adulti ‘quasi’ normali, vorrei non correre questo azzardo testando la stessa ricetta sulle mie figlie..

Ma se fra un anno dovessi liberarmi di tutti i libri che ho in casa per far posto a un pianoforte classico o dovessi comprare il cellulare a una delle mie figlie prima dei quattordici anni, autorizzo chiunque a staccarmi la spina. 

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5 pensieri su “Tornare sui propri passi

  1. Attenta a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi; quando a 11 anni andrà in prima media a scuola da sola, avrà già il cellulare in tasca perché…”non si sa mai, se dovesse aver bisogno di me…” esperienza insegna! 😉 E…dov’è la spina da staccare?!?! 😀

  2. ma forse fra qualche anno i cellulari spariranno e torneremo a usare il fisso in casa e a chiamarci con un fischi già dal portone?!?!…..
    No, io forse sarò anche peggio delle altre e mi travestirò con parrucca biondo platino e la seguirò nei locali!

  3. io non ho figli, non se mai li avrò. Adoro la danza classica e penso che sarei un rompiscatole clamoroso con mia figlia, ma anche con mio figlio, per convincerli a studiare danza classica. Io adoro il calcio, guardo le partite, ma preferirei vedere mio figlio alla sbarra in calzamaglia, forse perché è sempre stato un mio sogno proibito. Lo so benissimo che è sbagliato riversare le proprie frustrazioni sui figli, lo so benissimo.

    • alla fine credo che uno faccia come può, ma anche tu saprai bilanciare i desideri dei tuoi figli con i tuoi!
      Grazie
      erica

      • sì, penso proprio di sì, però sarebbe un grande desiderio vedere un figlio/a, se mai ci sarà, esercitarsi alla sbarra. Rimango incantato a guardare i ballerini, vado a teatro, guardo i dvd, guardo i balletti su internet. Prego.
        M.

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