Natale

mangiata

Natale è la magnificazione dei buoni propositi che nessuno riesce mai a ultimare.

“Quest’anno spenderò meno, mangerò meno, mi incazzerò meno, berrò meno, mi lamenterò meno e abbraccerò lo spirito festivo”.

Ma poi si finisce sempre per postare il video del primo film ‘Vacanze di Natale‘, non appena il ventisei volge al termine. 

Natale, per quegli adulti che ancora genuinamente lo attendono con gioia (io non ci credevo ma esistono davvero!), resta la festa per antonomasia. 

Per gli altri – o per lo meno per me – una forzatura buonistica da cinepanettone a cui tener duro, anno dopo anno.

Il preludio alla festività è di per sé una maratona di brindisi, appuntamenti, feste, cene, che prese singolarmente non sarebbero affatto sgradite, ma sommate una alle altre, rasentano l’agenda di un capo di stato.

Fossero scaricate a loro insaputa in un bar qualasiasi del centro, a cinque e tre anni, le mie figlie potrebbero destreggiarsi egregiamente tra aperitivi, stuzzichini e focaccette, in una settimana mondana possiedono l’happy hour meglio che studentesse al primo anno di università. 

Ci si ingozza come oche da ingrasso per poi tornarsene a casa carponi e cercare nel buio la fetta di limone o il cucchiaio di bicarbonato, intervallando imprecazioni a rutti, e minacciando l’inutile risoluzione di un pranzo vegetariano il giorno dopo. 

E quando la tre giorni può cominciare, tutti in pole position per il pasto nuziale!

Natale è il momento delle grandi cattiverie, piccole rivincite commesse da quelli che tutto l’anno praticano la carità cristiana e poi affondano il pugnale alle spalle del prossimo, guardandolo dritto negli occhi, sorridendogli compiti. 

Ci si vuole convincere di essere un pochino più amici, un pochino più innamorati, più felici o ricchi, perché la maschera natalizia è dura a crollare e calarla equivale a una resa al cinismo di facile aggregazione.

E quando finamente, l’ultimo pandoro e l’ultimo Berlucchi sono stati aperti, nel silenzio delle case svuotate, si tira un sospiro di sollievo, grati che anche quest’anno un altro natale, sia finalmente alle spalle.

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